Aspetto…

Aspetto il momento in cui sentire il tuo nome non mi farà più mancare i battiti del cuore

Aspetto il giorno in cui un tuo messaggio non sia capace di risollevarmi l’umore

Aspetto il giorno in cui smetterò di chiedermi come è potuto succedere, come sono passata dall’essere indispensabile a futile

Aspetto il giorno in cui deciderai, dicendomi “ti voglio” oppure “amo un’altra”, poco importa se l’una o l’altra cosa, a questo punto

Aspetto il giorno in cui riuscirò ad ignorarti senza dovermi costringere a farlo

Aspetto che tu scompaia dalla mia vita o che ne entri a far parte a tutti gli effetti

Aspetto il giorno in cui smetterai di essere una presenza-assenza virtuale

Aspetto e spero che tu smetta di dirmi che mi pensi, che non riesci a lasciarmi andare via, senza poi fare nulla perché la situazione è difficile

Aspetto che tu prenda la tua vita in mano e faccia qualcosa che ti renda davvero felice

Aspetto che tu distrugga questo limbo in cui ci hai gettati e che ci tiene a malapena in vita

Aspetto che tu abbia coraggio di vivere, quello che non hai mai avuto, quello che ti fa difetto

Aspetto il giorno in cui smetterò di provare quello che provo e che tutto il male che mi hai fatto mi faccia aprire gli occhi su chi realmente sei

Aspetto che tutte le bugie che mi hai raccontato mi diano il colpo di grazia e mi costringano a mandarti al diavolo

Aspetto il momento in cui smetterai di essere uno dei miei primi pensieri

Aspetto il giorno in cui sarò finalmente serena e tranquilla, senza il tuo spettro a tormentarmi

Aspetto il giorno in cui riuscirò a mettere un punto e a farla finita perché sarò davvero convinta che tu non sei quello per me

Aspetto il giorno in cui mente e cuore finalmente cammineranno di pari passo, come avevano sempre fatto prima di te

Aspetto il giorno in cui io la smetta di colpevolizzarmi, in cui riesca a perdonarmi. A smettere di odiarmi

Aspetto il giorno in cui i ricordi siano solo quello, ricordi. Magari sbiaditi nell’album della mia vita

Aspetto il momento in cui smetterò di aspettarti

Aspetto di essere libera

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Lo squisito dolore di volere qualcuno inaccessibile…

Siamo esseri umani ed è una sacrosanta verità che non desideriamo ciò che è facile ottenere.
Il macerarsi e lacerarsi dietro chi ci tiene a debita distanza è un po’ la nostra croce.
Ma non parlo di quelle storie che prendono vita della mente di una persona e sfociano in stalking (anyone?), no.
Parlo di quelle storie consumate, vissute nell’ebrezza della passione, ma durate troppo poco, prima che la passione avesse tempo di trasformarsi in vero amore.
Quelle in cui l’innamoramento non ha avuto il tempo di sbocciare e diventare uno splendido fiore.
Ed è lì che scatta quell’odiosa dipendenza. Magari reciproca, magari univoca che spinge a cercare l’altro anche nell’impossibilità di averlo.
Perché non è sempre vero che “volere è potere”. Spesso la vita, il mancato coraggio, le persone, la distanza, il tempismo ci mettono talmente tanti bastoni tra le ruote che non resta che tirare i remi in barca e lasciarsi andare alla deriva.

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E si rimane… bloccati, incastrati in quel circolo vizioso senza riuscire ad uscirne.
Perché il desiderare qualcuno non basta. Non di fronte alla paura. Paura di infrangere il fittizio incantesimo in cui si vive cullandosi in una effimera felicità che non raggiunge il cuore, né gli occhi. Che porta insonnia. Che porta al bere, al delirare. Che porta alle confessioni notturne. Che porta al cercare l’altro contro ogni logica. Che porta ai farmaci. Che porta al cambiare vita, trasformandosi fino a non riconoscersi più. Che porta ad ammazzarsi di lavoro pur di sfuggire ad una vita che non soddisfa, ad un partner che finge di non vedere.
Si preferisce farsi del male da soli, piuttosto che avere rispetto per se stessi e per le persone che ci sono accanto e vivono nell’illusione che sia vero amore, che sarà per sempre.
Non è un peccato innamorarsi di qualcuno che non è il nostro partner. Capita…
Ma è sbagliato provare anche solo a fingere che non sia accaduto e illudere l’altro. È sbagliato andare contro se stessi e i propri sentimenti e mettere la testa sotto la sabbia servirà solo a rimandare le inevitabili conseguenze di qualche mese o anno.
Ed in questo modo, soffrono tutti. Chi prima, chi dopo…
Non ho mai capito questo modo di pensare, questo non agire.
Questo vivere a metà.
E allora cosa resta da fare?
Le parole non bastano, non sono mai abbastanza, ma sono comunque importanti perché anche i nodi indissolubili e le corde più robuste, si spezzano sotto il peso delle mancate verità. Quelle che non abbiamo il coraggio di affrontare, ascoltare e dire neanche a noi stessi.

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Paura di essere felice?

Riflettevo…

Riflettevo sulle delusioni che inevitabilmente costellano la vita di ogni persona. A come, talvolta, ci si ancori al dolore e non lo si lasci fluire via. Quasi come fosse l’unica cosa capace di farci sentire vivi.
Ho condannato per tanto tempo le persone che agivano in questo modo, finché mi sono ritrovata incastrata in quello stesso pattern anche io.
E non è per mancanza di volontà che non se ne esce fuori.
I pensieri, i luoghi, i volti delle persone, le canzoni ed i silenzi, tutto ti rimanda all’oggetto del dolore che custodiamo gelosamente, in un angolo non tanto recondito di noi stessi.
E ci permea il volto, le parole e le non-azioni.
Perché allora non liberarsene?
Credo che, ad un certo punto della nostra vita, tutti meritiamo un barlume di felicità.
Soprattutto per chi, come me, le cose nella vita se l’è dovute guadagnare. Un pezzetto del puzzle alla volta.
Per chi, come me, è stato sempre la seconda scelta di qualcuno. Sempre che sia stato scelto affatto.
Per chi non ha avuto alle spalle la famiglia del mulino bianco.
Per chi ha dovuto battersi contro il male del secolo che ha colpito una persona cara.
Per chi ambisce ad UN posto di lavoro. Neanche il tanto ambito posto fisso, ci si accontenterebbe anche di meno.
Per chi è stato deluso a ripetizione dalle amicizie.
Per chi si è visto tradito da chi aveva promesso di proteggerlo.
Per chi vorrebbe solo essere amato per quello che è. Senza maschere o finzioni.
Per chi continua, a dispetto di tutto, a sperare che le cose, prima o poi, prenderanno una piega diversa.
Per chi non si adagia, ma continua a combattere.
Per chi, sì, ok si piange addosso, ma come sfogo, per poi rimboccarsi le maniche. Del resto nessuno è perfetto.
Per chi vorrebbe vedere il cambiamento non solo a parole, ma con i fatti.
Per chi non si è mai arreso e quella lucina alla fine del tunnel la vede. Lontana sì, ma abbagliante, calda ed invitante, e non aspetta altro che potercisi tuffare dentro.

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Il dilemma del primo post…

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Primo post sul blog. Quello che dovrebbe settare il tono, che dovrebbe permettere a chi lo legge (ma perché qualcuno lo leggerà mai?) di capire che tipo di persona ha più o meno davanti.
Mille idee, scritte e cancellate. Impasse.
Di cosa scrivo?
Potrei scrivere banalmente di quello che è accaduto ieri, ma farebbe tanto diario che tenevo alle scuole medie. Dei progetti per quest’estate? Ma no, senza considerare che non so neanche cosa farò domani. Dei drammi, amori andati male, delle amiche stronze? Nah, per quello c’è tempo, mica vorrai ammorbare qualcuno già al primo post?
E allora che resta?
Resto io. Semplicemente io e il mio flusso di coscienza.
Non sarà l’ennesima fashion blogger, perché della moda non me ne frega niente, non sarò una che parla di politica, economia e pretenderà di riempire l’etere di opinioni non richieste su temi di attualità, non avrò la presunzione di dare consigli di vita perché molto spesso non so neanche io come viverla, la mia vita.
Quindi di cosa scriverai? Qualcuno potrebbe chiedersi… Di tutto oppure di nulla.

Da piccola, volevo fare la cantante, poi la ballerina, poi non ricordo che altro. Ma appena ho avuto modo di prendere una penna in mano e scrivere, ho capito che (avrei voluto fare la scrittrice, penserete… Eh, magari!) la scrittura avrebbe fatto parte della mia vita. Come sfogo segreto, privato. Come fuga dalla realtà, da una realtà che mi è sempre stata stretta.
Come rifugio dalle paure. Come un porto sicuro in cui ancorare la mia barca alla deriva per schiarirmi le idee. Per parlare con me stessa, ‘che di discussioni con me medesima ne faccio tante, anche ad alta voce, ma scriversi… scriversi e raccontarsi è diverso. Ha un qualcosa di romantico.
Non ho la presunzione di saperlo fare, ma lo faccio lo stesso, perché… ehi, se le Kardashian hanno scritto un libro, può farlo chiunque e vuoi vedere che io, Signorina Nessuno, non posso tenere un blog? Tanto non obbligo nessuno a leggerlo!