La bambina oltre il muro

Stanotte ho sognato, ma non sono certa se si trattasse di un sogno o un ricordo.
Ero bambina, e da bambina amavo giocare nel giardino di casa; molto spesso sola perché figlia unica.
All’epoca, il muro confinante con la proprietà adiacente era per metà in mattoni sormontato da una grata sulla quale cresceva una pianta di rosa rampicante di un bianco candido. Tutte le volte che rientravo in casa dai miei giochi, ci passavo proprio accanto e sentito quel profumo di petali che permeava l’aria.
Mio padre l’aveva regalata a mia madre quando si erano trasferiti. Un pegno d’amore che ha avuto una fine tragica, come la loro storia.
Questa parte del sogno è reale, il muro è ancora lì, così come la grata e il ricordo delle rose è impresso nella memoria.
Un giorno, un voce oltre quella coltre di bianco e verde, mi chiamò, chiedendomi se avessi visto il suo pallone. L’aveva perso ed era finito nel mio giardino.
Rilanciai la palla a quella voce di bambina oltre il muro, e da quel giorno iniziammo a parlare. Inizialmente, lei rappresentava solo un volto indistinto tra le spine, poi, nel sogno o nel ricordo, so di aver visto quel volto nella sua interezza. Non ne ho memoria, è come osservare una pagina con degli occhiali di un’altra persona. Tutto è sfocato.
Ricordo poi di aver giocato nel suo giardino, fatto merenda con lei a casa sua e poi, con la stessa velocità, sparire dalla mia vita così come ne era entrata.
Un litigio, uno screzio. O forse era solo un’amica immaginaria, scomparsa con la consapevolezza degli anni che passano.
Eppure stanotte, ho sentito di nuovo quel profumo di rose.
Quella pianta che i vicini ci hanno fatto sradicare perché li infastidiva.
E per qualche minuto sono tornata bambina, giù in quel giardino, a giocare da sola, sognando di non esserlo.

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Tempo finito

È un bel po’ che non scrivo…
Le uniche volte in cui mi sono sentita “ispirata” sono stati quei momenti tra il sonno e la veglia, prima di scivolare nel mondo dei sogni.
Ho scritto in quei momenti. Tanto. Sul foglio invisibile dei miei pensieri.
Le parole scorrevano veloci, precise, nitide e tutto aveva senso; ma la stanchezza aveva il sopravvento. Troppo stanca per alzarmi ed abbandonare le lenzuola, per prendere un taccuino in mano o anche solo il cellulare e provare a mettere quei pensieri nero su bianco.
E così è passato un mese ed anche di più…
Il lavoro sempre più frenetico, la vita di coppia e le amicizie hanno occupato tutto il mio tempo.
Non mi lamento, ma talvolta mi manca ritagliarmi un po’ di tempo per me. Per scrivere, fare una passeggiata in solitudine e osservare il mare.
Riflettere, respirare e rallentare il ritmo dei propri pensieri che corrono frenetici.
Godersi la felicità tanto agognata, a dispetto dei tanti imprevisti.

E così sono qui. Anno nuovo e zero propositi (non per mancanza di stimoli, sia chiaro).
Mi scoccia farne e disattenderli. Preferisco gli obiettivi di breve periodo.
Vado avanti così, serena e stressata, confusa e felice (cit.), in bilico tra le tante cose da fare.

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Ma la vita non è forse questo, un perenne tenersi in equilibrio?