Take a deep breath and hit Play… 

Agire con la paura di perdere qualcuno, porterà esattamente a quell’esito. 

È quasi una legge matematica che non ammette eccezioni. La paura ci frena, ci snatura e non ci permette di essere noi stessi. Il risultato è che prende vita un individuo “distorto” agli occhi della controparte, quasi come se lo si osservasse attraverso uno di quegli specchi deformanti che divertono i bambini al parco giochi. 

E allora bisogna iniziare o tornare ad essere fedeli a se stessi nell’agire, o nel non agire, come nel mio caso. 

La sindrome dell’abbandono, che così spesso torna a far capolino, mi spinge ad essere accomodante, anche laddove normalmente manderei al diavolo qualcuno o semplicemente lo ignorerei. Ma quando si tiene ad una persona che sembra ti stia sfuggendo dalle dita, è difficile non rincorrere. È difficile, impossibile, non tendere una mano… Quella stessa mano che nel momento del bisogno si è ritrovata ad afferrare aria. 

E allora faccio un passo indietro e ricordo che sono io quella importante. Vengo prima io, nella mia vita. Sono io la protagonista. Faccio un respiro e premo play, di nuovo. Smetto di mettere in standby la mia vita, in attesa di ciò che avverrà. Vivo per me, senza pensare a cosa potrebbe portare un mio silenzio o una mia risposta “forte”, come ero solita fare quando era lui a cercarmi, quando era lui a morire per me… 

Ma adesso non si tratta più di lui, o di quello che è stato. Si tratta di me. Alcune volte dimentico di mettermi a fuoco attraverso l’obiettivo, perdendomi ad osservare ciò che c’è intorno, come se non contassi abbastanza… 

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