19 agosto – 19 settembre 

Le spire del sonno mi reclamano a sé, eppure resisto al loro ammaliante canto. Sento l’esigenza di scrivere queste due righe prima che svaniscano nella nebbia dei sogni.

Ci sono momenti di chiarezza cristallina, in cui riesci a vedere l’ordine di ciò che è stato prestabilito dall’universo. 

La pioggia accompagna questa notte malinconica, fatta di strade vuote e lampioni che gettano una luce calda sulle stradine alberate. 

Sono accoccolata sul sedile del passeggero. Reclinato, ed io raggomitolata come a voler custodire gelosamente le emozioni, facendomi scudo da quello che c’è attorno, per la paura che se le lasciassi andare, svanirebbero alle prime luci del mattino.

Non ho mai sentito che qualcosa o qualcuno potesse appartenermi tanto quanto lui. E mi spaventa. Mi terrorizza. Di quelle sensazioni che ti chiudono la gola e rendono mute le corde vocali. Riesco a pronunciare poche parole sussurrate che lui beve come fossero linfa vitale. Il resto rimane chiuso nelle profondità del mio cuore. Ancora troppo acerbo ed immaturo per nascere, forse, ma presente. 

Arriviamo davanti casa mia. Mi vede scrivere, ma non mi fa domande. Spegne il motore e poggia la testa sulle mie gambe. È stravolto quanto me. Il silenzio attorno a noi è assoluto. Poi la curiosità ha la meglio: “Cosa fai, amore?” mi domanda. 

“Scrivo.”

“Allora ti lascio fare.”

E torna a distendersi su di me. Gli occhi chiusi, il respiro che si fa sempre più lento man mano che scivola nel sonno. 

Ma ciò che è nato dentro me, brucia a fuoco lento. Si stiracchia pigro, ma presto avvamperà senza lasciare tregua, requie. Lo avverto. Percepisco le prime avvisaglie. I primi pensieri che denotano lo stato di allerta, ma io mi arrendo. 

Non ho intenzione di combattere l’amore. 

Una luna pallida ed ovattata incornicia questa notte. Mi segue mentre mi dirigo stancamente verso casa, illuminando il mio cammino. Mi fermo qualche secondo a guardarla nel suo candore magico. Penso che è bella e solitaria, come tutto ciò che è unico. Solitaria… Lo sono stata anche io, per tanto, forse troppo. Ma la marea del cambiamento mi travolge e io mi lascio cullare dal suo moto ipnotizzante. Felice, forse per la prima volta da sempre. 

Annunci

Paura di essere felice?

Riflettevo…

Riflettevo sulle delusioni che inevitabilmente costellano la vita di ogni persona. A come, talvolta, ci si ancori al dolore e non lo si lasci fluire via. Quasi come fosse l’unica cosa capace di farci sentire vivi.
Ho condannato per tanto tempo le persone che agivano in questo modo, finché mi sono ritrovata incastrata in quello stesso pattern anche io.
E non è per mancanza di volontà che non se ne esce fuori.
I pensieri, i luoghi, i volti delle persone, le canzoni ed i silenzi, tutto ti rimanda all’oggetto del dolore che custodiamo gelosamente, in un angolo non tanto recondito di noi stessi.
E ci permea il volto, le parole e le non-azioni.
Perché allora non liberarsene?
Credo che, ad un certo punto della nostra vita, tutti meritiamo un barlume di felicità.
Soprattutto per chi, come me, le cose nella vita se l’è dovute guadagnare. Un pezzetto del puzzle alla volta.
Per chi, come me, è stato sempre la seconda scelta di qualcuno. Sempre che sia stato scelto affatto.
Per chi non ha avuto alle spalle la famiglia del mulino bianco.
Per chi ha dovuto battersi contro il male del secolo che ha colpito una persona cara.
Per chi ambisce ad UN posto di lavoro. Neanche il tanto ambito posto fisso, ci si accontenterebbe anche di meno.
Per chi è stato deluso a ripetizione dalle amicizie.
Per chi si è visto tradito da chi aveva promesso di proteggerlo.
Per chi vorrebbe solo essere amato per quello che è. Senza maschere o finzioni.
Per chi continua, a dispetto di tutto, a sperare che le cose, prima o poi, prenderanno una piega diversa.
Per chi non si adagia, ma continua a combattere.
Per chi, sì, ok si piange addosso, ma come sfogo, per poi rimboccarsi le maniche. Del resto nessuno è perfetto.
Per chi vorrebbe vedere il cambiamento non solo a parole, ma con i fatti.
Per chi non si è mai arreso e quella lucina alla fine del tunnel la vede. Lontana sì, ma abbagliante, calda ed invitante, e non aspetta altro che potercisi tuffare dentro.

Charles-Eugène-Plourde-Se-non-trovi-la-felicità