#4

Libertà. 

Dove inizia quella di un individuo, finisce quella dell’altro. 

Vivere la propria vita e ferire chi si vuol bene oppure limitarsi?

Addolcire l’amaro boccone o presentare la verità nuda e cruda? 

Domande. 

Domande in una notte insonne, piena di interrogativi raminghi in cerca di risposta. 

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In bilico…

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… È così che mi sento, con un funambolo sospeso a metri di altezza.
In perenne e precario equilibrio tra il fare e non fare, dire e non dire.

Questo limbo che ormai abita i miei giorni da un anno non sembra voler scivolar via.
E così io resto in bilico, tra il voltare pagina e i ricordi.
Tra il volerli cancellare e il volerne vivere di nuovi.
Quando, in fondo, questa possibilità non c’è mai stata.

“Accetta ciò che non puoi cambiare”.
Continuo a ripetermi questa frase come un mantra. La interiorizzo, la faccio mia, ma talvolta mi sfugge dalle dita e dai pensieri e allora tutto torna a galla.
La voglia di stravolgere tutto, la voglia di mettere un punto, la voglia di lui; onnipresente fantasma che alberga nei miei ricordi e nella mia vita.
Una presenza costante eppure lontana che crea dipendenza e non mi lascia vivere, continuando a nutrirmi di illusioni. Illusioni che so essere bugie, parole a metà, paura. Più sua che mia. Io quella l’ho abbracciata e fatta mia quando mi sono trovata il vuoto attorno. Non mi fa più paura quasi nulla, il peggio ormai è andato… eppure resto lì, a metà tra il fondo e la luce.
È come nuotare e risalire dall’abisso, ma essere in balia delle correnti.
Non ho le pinne come Ariel, fatico a tornare a galla, ma la luce è lì ed io la vedo.
Prima o poi tornerò a stendermi sulla sabbia infuocata a godermi il sole della vita.
Quella in cui io sono la protagonista, quella in cui il dolore è solo un ricordo lontano, quella in cui avrò imparato a lasciarmi amare, lasciando da parte giochetti e mezze verità che danno solo un brivido momentaneo, ma ti lasciano in mano solo una manciata di vetri rotti consumati dal vento e dall’ipnotizzante moto delle onde.

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Odio l’estate…

Cantava una vecchia canzone di Bruno Martino…

La odio perché mi ricorda tutto ciò che promette, ma non riesce a darmi. Quella spensieratezza, quella gioia. Lo staccare dalla routine, dal lavoro, per evadere.

Io… io che invece preferisco avere sempre tante cose da fare, tenermi impegnata, sentirmi utile, forse per evitare di pensare a tutto quello che non ho, la cui mancanza inizia a pesarmi come mai prima.

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