#4

Libertà. 

Dove inizia quella di un individuo, finisce quella dell’altro. 

Vivere la propria vita e ferire chi si vuol bene oppure limitarsi?

Addolcire l’amaro boccone o presentare la verità nuda e cruda? 

Domande. 

Domande in una notte insonne, piena di interrogativi raminghi in cerca di risposta. 

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19 agosto – 19 settembre 

Le spire del sonno mi reclamano a sé, eppure resisto al loro ammaliante canto. Sento l’esigenza di scrivere queste due righe prima che svaniscano nella nebbia dei sogni.

Ci sono momenti di chiarezza cristallina, in cui riesci a vedere l’ordine di ciò che è stato prestabilito dall’universo. 

La pioggia accompagna questa notte malinconica, fatta di strade vuote e lampioni che gettano una luce calda sulle stradine alberate. 

Sono accoccolata sul sedile del passeggero. Reclinato, ed io raggomitolata come a voler custodire gelosamente le emozioni, facendomi scudo da quello che c’è attorno, per la paura che se le lasciassi andare, svanirebbero alle prime luci del mattino.

Non ho mai sentito che qualcosa o qualcuno potesse appartenermi tanto quanto lui. E mi spaventa. Mi terrorizza. Di quelle sensazioni che ti chiudono la gola e rendono mute le corde vocali. Riesco a pronunciare poche parole sussurrate che lui beve come fossero linfa vitale. Il resto rimane chiuso nelle profondità del mio cuore. Ancora troppo acerbo ed immaturo per nascere, forse, ma presente. 

Arriviamo davanti casa mia. Mi vede scrivere, ma non mi fa domande. Spegne il motore e poggia la testa sulle mie gambe. È stravolto quanto me. Il silenzio attorno a noi è assoluto. Poi la curiosità ha la meglio: “Cosa fai, amore?” mi domanda. 

“Scrivo.”

“Allora ti lascio fare.”

E torna a distendersi su di me. Gli occhi chiusi, il respiro che si fa sempre più lento man mano che scivola nel sonno. 

Ma ciò che è nato dentro me, brucia a fuoco lento. Si stiracchia pigro, ma presto avvamperà senza lasciare tregua, requie. Lo avverto. Percepisco le prime avvisaglie. I primi pensieri che denotano lo stato di allerta, ma io mi arrendo. 

Non ho intenzione di combattere l’amore. 

Una luna pallida ed ovattata incornicia questa notte. Mi segue mentre mi dirigo stancamente verso casa, illuminando il mio cammino. Mi fermo qualche secondo a guardarla nel suo candore magico. Penso che è bella e solitaria, come tutto ciò che è unico. Solitaria… Lo sono stata anche io, per tanto, forse troppo. Ma la marea del cambiamento mi travolge e io mi lascio cullare dal suo moto ipnotizzante. Felice, forse per la prima volta da sempre.