A Year Ago… 

Avevo scritto un altro post. Più “allegro”, positivo, ugualmente riflessivo… Ma stasera qualcosa ha risvegliato dentro di me una sensazione dormiente.

Era un anno fa.

Mia madre era in ospedale ed io vagavo per casa, sola, smaniosa, disperata.

Volevo il conforto della persona che aveva promesso di proteggermi. Mi aveva detto che non mi avrebbe mai lasciata sola e quella sera, in particolare, lo aspettai. Mi avrebbe stretta tra le sue braccia per tutta la notte e avrebbe spazzato via parte delle preoccupazioni che mi attanagliavano.

Ma non arrivò mai… Mi lasciò sola, come aveva giurato di non fare, come aveva già fatto altre mille volte nelle ultime settimane… L’inizio di una fine che avevo già preventivato, ma che scioccamente avevo deciso di ignorare per dare una possibilità a me stessa.

È passato un anno e io sono qui. Diversa, cambiata nel profondo, ancora incompleta, ma desiderosa di ripartire. Ed accanto a me, su questo letto disfatto, c’è lui. Un altro lui. Non ancora il mio lui. Mi stringe a sé, non accade nulla, non sono pronta, ma c’è e c’è stato anche prima che io me ne rendessi conto.

Ha combattuto per starmi accanto, nonostante gli abbia reso il percorso ancora più irto di insidie, per difenderlo. Per difenderlo da me.

Lui così simile alla sua “nemesi” nel modo di esprimersi, in alcuni piccoli gesti, eppure così dicotomicamente diverso. Opposto.

Lo guardo e penso che è davvero bello. Fuori ma soprattutto dentro. Penso che vorrei poterlo amare, ma c’è ancora qualcosa “in corto circuito” dentro me e l’interruttore continua a fare falso contatto. La luce tremolante della lampadina lampeggia ad intermittenza e rischiara parzialmente la stanza, lasciandone in ombra gli angoli. Ed è proprio in quegli anfratti oscuri che albergano i miei demoni e le mie paure, che dimostrano un malsano attaccamento alla mia persona.

E così mi limito a guardarlo, ancora incapace, ancora a metà. Seguo il suo profilo con un dito e lui mi sorride, posando un bacio sulla mia mano. C’è tristezza nei suoi occhi, mista a paura. La paura di chi conosce, di chi ha sofferto, di chi capisce. Lo attiro a me e lo bacio, pensando che, se il destino vorrà, avremo tutto il tempo del mondo per capire che strada percorrere, magari insieme…

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