Paura di essere felice?

Riflettevo…

Riflettevo sulle delusioni che inevitabilmente costellano la vita di ogni persona. A come, talvolta, ci si ancori al dolore e non lo si lasci fluire via. Quasi come fosse l’unica cosa capace di farci sentire vivi.
Ho condannato per tanto tempo le persone che agivano in questo modo, finché mi sono ritrovata incastrata in quello stesso pattern anche io.
E non è per mancanza di volontà che non se ne esce fuori.
I pensieri, i luoghi, i volti delle persone, le canzoni ed i silenzi, tutto ti rimanda all’oggetto del dolore che custodiamo gelosamente, in un angolo non tanto recondito di noi stessi.
E ci permea il volto, le parole e le non-azioni.
Perché allora non liberarsene?
Credo che, ad un certo punto della nostra vita, tutti meritiamo un barlume di felicità.
Soprattutto per chi, come me, le cose nella vita se l’è dovute guadagnare. Un pezzetto del puzzle alla volta.
Per chi, come me, è stato sempre la seconda scelta di qualcuno. Sempre che sia stato scelto affatto.
Per chi non ha avuto alle spalle la famiglia del mulino bianco.
Per chi ha dovuto battersi contro il male del secolo che ha colpito una persona cara.
Per chi ambisce ad UN posto di lavoro. Neanche il tanto ambito posto fisso, ci si accontenterebbe anche di meno.
Per chi è stato deluso a ripetizione dalle amicizie.
Per chi si è visto tradito da chi aveva promesso di proteggerlo.
Per chi vorrebbe solo essere amato per quello che è. Senza maschere o finzioni.
Per chi continua, a dispetto di tutto, a sperare che le cose, prima o poi, prenderanno una piega diversa.
Per chi non si adagia, ma continua a combattere.
Per chi, sì, ok si piange addosso, ma come sfogo, per poi rimboccarsi le maniche. Del resto nessuno è perfetto.
Per chi vorrebbe vedere il cambiamento non solo a parole, ma con i fatti.
Per chi non si è mai arreso e quella lucina alla fine del tunnel la vede. Lontana sì, ma abbagliante, calda ed invitante, e non aspetta altro che potercisi tuffare dentro.

Charles-Eugène-Plourde-Se-non-trovi-la-felicità

Annunci