In bilico…

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… È così che mi sento, con un funambolo sospeso a metri di altezza.
In perenne e precario equilibrio tra il fare e non fare, dire e non dire.

Questo limbo che ormai abita i miei giorni da un anno non sembra voler scivolar via.
E così io resto in bilico, tra il voltare pagina e i ricordi.
Tra il volerli cancellare e il volerne vivere di nuovi.
Quando, in fondo, questa possibilità non c’è mai stata.

“Accetta ciò che non puoi cambiare”.
Continuo a ripetermi questa frase come un mantra. La interiorizzo, la faccio mia, ma talvolta mi sfugge dalle dita e dai pensieri e allora tutto torna a galla.
La voglia di stravolgere tutto, la voglia di mettere un punto, la voglia di lui; onnipresente fantasma che alberga nei miei ricordi e nella mia vita.
Una presenza costante eppure lontana che crea dipendenza e non mi lascia vivere, continuando a nutrirmi di illusioni. Illusioni che so essere bugie, parole a metà, paura. Più sua che mia. Io quella l’ho abbracciata e fatta mia quando mi sono trovata il vuoto attorno. Non mi fa più paura quasi nulla, il peggio ormai è andato… eppure resto lì, a metà tra il fondo e la luce.
È come nuotare e risalire dall’abisso, ma essere in balia delle correnti.
Non ho le pinne come Ariel, fatico a tornare a galla, ma la luce è lì ed io la vedo.
Prima o poi tornerò a stendermi sulla sabbia infuocata a godermi il sole della vita.
Quella in cui io sono la protagonista, quella in cui il dolore è solo un ricordo lontano, quella in cui avrò imparato a lasciarmi amare, lasciando da parte giochetti e mezze verità che danno solo un brivido momentaneo, ma ti lasciano in mano solo una manciata di vetri rotti consumati dal vento e dall’ipnotizzante moto delle onde.

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Lo squisito dolore di volere qualcuno inaccessibile…

Siamo esseri umani ed è una sacrosanta verità che non desideriamo ciò che è facile ottenere.
Il macerarsi e lacerarsi dietro chi ci tiene a debita distanza è un po’ la nostra croce.
Ma non parlo di quelle storie che prendono vita della mente di una persona e sfociano in stalking (anyone?), no.
Parlo di quelle storie consumate, vissute nell’ebrezza della passione, ma durate troppo poco, prima che la passione avesse tempo di trasformarsi in vero amore.
Quelle in cui l’innamoramento non ha avuto il tempo di sbocciare e diventare uno splendido fiore.
Ed è lì che scatta quell’odiosa dipendenza. Magari reciproca, magari univoca che spinge a cercare l’altro anche nell’impossibilità di averlo.
Perché non è sempre vero che “volere è potere”. Spesso la vita, il mancato coraggio, le persone, la distanza, il tempismo ci mettono talmente tanti bastoni tra le ruote che non resta che tirare i remi in barca e lasciarsi andare alla deriva.

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E si rimane… bloccati, incastrati in quel circolo vizioso senza riuscire ad uscirne.
Perché il desiderare qualcuno non basta. Non di fronte alla paura. Paura di infrangere il fittizio incantesimo in cui si vive cullandosi in una effimera felicità che non raggiunge il cuore, né gli occhi. Che porta insonnia. Che porta al bere, al delirare. Che porta alle confessioni notturne. Che porta al cercare l’altro contro ogni logica. Che porta ai farmaci. Che porta al cambiare vita, trasformandosi fino a non riconoscersi più. Che porta ad ammazzarsi di lavoro pur di sfuggire ad una vita che non soddisfa, ad un partner che finge di non vedere.
Si preferisce farsi del male da soli, piuttosto che avere rispetto per se stessi e per le persone che ci sono accanto e vivono nell’illusione che sia vero amore, che sarà per sempre.
Non è un peccato innamorarsi di qualcuno che non è il nostro partner. Capita…
Ma è sbagliato provare anche solo a fingere che non sia accaduto e illudere l’altro. È sbagliato andare contro se stessi e i propri sentimenti e mettere la testa sotto la sabbia servirà solo a rimandare le inevitabili conseguenze di qualche mese o anno.
Ed in questo modo, soffrono tutti. Chi prima, chi dopo…
Non ho mai capito questo modo di pensare, questo non agire.
Questo vivere a metà.
E allora cosa resta da fare?
Le parole non bastano, non sono mai abbastanza, ma sono comunque importanti perché anche i nodi indissolubili e le corde più robuste, si spezzano sotto il peso delle mancate verità. Quelle che non abbiamo il coraggio di affrontare, ascoltare e dire neanche a noi stessi.

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